mercoledì 13 dicembre 2017, dal vangelo di Giovanni e dalle parole di Giovanni Paolo II:
Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Nel mese dedicato all'attesa e alla nascita di nostro Signore una preghiera alla Mamma Celeste
 
       

~ ...sulla misericordia           ~ ...sulla speranza           ~ il cuore del mondo di hans urs...           ~ 10 aprile 1988-2017

       

Quando sei...

...triste: Giovanni 14
...abbandonato: Salmo 27
...convinto di peccato: Salmo 51
...preoccupato: Matteo 6, 19-34
...in pericolo: Salmo 91
...sconsolato: Salmo 34
...solo: Salmo 139
...in dubbio: Giovanni 7, 17
...nel timore: Salmo 23
...scoraggiato: Isaia 40
...tentato: Matteo 4

Quando hai bisogno...

...d'incoraggiamento: Salmo 103
...di fede: Ebrei 11
...di speranza: Salmo 90
...di conforto: Romani 8, 31-39
...di forza: Giosuè 1
...di riposo: Matteo 11, 25-30
...di pace: Giovanni 14, 27
...di sicurezza: Romani 8, 1-30
...di gioia: Colossesi: 3, 12-17
...d'affetto: Giovanni 15, 13-17
...di entusiasmo: Salmo 67

Se sei...

...in crisi: Proverbi 8
...in lotta: Efesini 6
...impaziente: Ebrei 12
...solitario: I Corinzi 15
...malato: Isaia 26

archivio

a.d. 2012

a.d.2013

a.d.2014

a.d.2015

a.d.2016

a.d. 2017

dicembre con sant'agostino

 

 

 

...passi nel deserto senza poter raddrizzare nulla,
che il nulla riempie lo spazio e grava il tempo
e una voce grida, implora dal suo deserto: guarda Signore!

miriam bolfissimo, 10 dicembre

 

 

 

Questo mondo
ne porta un altro nel grembo

Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Inizio del Vangelo di Gesù. Sembra quasi un'annotazione pratica, un semplice titolo esterno al racconto. Ma leggiamo meglio: inizio di Vangelo, di una bella, lieta, gioiosa notizia. Ciò che fa cominciare e ricominciare a vivere e a progettare è sempre una buona notizia, un presagio di gioia, una speranza intravista. Inizio del Vangelo che è Gesù. La bella notizia è una persona, un Dio che fiorisce sulla nostra terra: «Il tuo nome è: Colui-che fiorisce-sotto-il-sole» (D.M. Turoldo). Ma fioriscono lungo i nostri giorni anche altri vangeli, pur se piccoli; altre buone notizie fanno ripartire la vita: la bontà delle creature, chi mi vive accanto, i sogni condivisi, la bellezza seminata nel mondo, «la tenerezza che trova misteri dove gli altri vedono problemi» (L. Candiani). E se qualcosa di cattivo o doloroso è accaduto, buona notizia diventa il perdono, che lava via le ombre dagli angoli oscuri del cuore.

Viene dopo di me uno più forte di me. Gesù è forte, non perché “onnipotente” ma perché “onni-amante”; forte al punto di dare la propria vita; più forte perché è l'unico che parla al cuore. E chiama tutti a essere “più forti”, come lo sono i profeti, a essere voce che grida, essere gente che esprime, con passione, la propria duplice passione per Cristo e per l'uomo, inscindibilmente. La passione rende forte la vita. Giovanni non dice: verrà un giorno, o sta per venire tra poco, e sarebbe già una cosa grande. Ma semplice, diretto, sicuro dice: viene. Giorno per giorno, continuamente, ancora adesso, Dio viene. Anche se non lo vedi e non ti accorgi di lui, Dio è in cammino. L'infinito è all'angolo di ogni strada. C'è chi sa vedere i cieli riflessi in una goccia di rugiada, Giovanni sa vedere il cammino di Dio, pastore di costellazioni, nella polvere delle nostre strade. E ci scuote, ci apre gli occhi, insinua in noi il sospetto che qualcosa di determinante stia accadendo, qualcosa di vitale, e rischiamo di perderlo: Dio che si incarna, che instancabilmente si fa lievito e sale e luce di questa nostra terra.

Il Vangelo ci insegna a leggere la storia come grembo di futuro, a non fermarci all'oggi: questo mondo porta un altro mondo nel grembo. La presenza del Signore non si è dissolta. Anzi, il mondo è più vicino a Dio oggi di ieri. Lo attestano mille segni: la coscienza crescente dei diritti dell'uomo, il movimento epocale del femminile, il rispetto e la cura per i disabili, l'amore per madre terra... La buona notizia è che la nostra storia è gravida di futuro buono per il mondo, gravida di luce, e Dio è sempre più vicino, vicino come il respiro, vicino come il cuore. Tu sei qui, e io accarezzo la vita perché profuma di Te.

 

 

 

...dov'è la tua gloria o Dio? dov'è la tua luce che paralizza il male, solleva il giusto?
stanno forse in questo chiedere, sei forse Tu nel mistero stesso
che ti parliamo e ti crediamo, anche se ciechi?

miriam bolfissimo, 3 dicembre

 

 

Il rischio di «addormentarci»,
anche mentre corriamo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Prima domenica di avvento: ricomincia il ciclo dell’anno liturgico come una scossa, un bagliore di futuro dentro il giro lento dei giorni sempre uguali. A ricordarci che la realtà non è solo questo che si vede, ma che il segreto della nostra vita è oltre noi. Qualcosa si muove, qualcuno è in cammino e tutt’intorno a noi «il cielo prepara oasi ai nomadi d’amore» (Ungaretti). Intanto sulla terra tutto è in attesa, «anche il grano attende, anche la pietra attende» (Turoldo), ma l’attesa non è mai egocentrica, non si attende la beatitudine del singolo, ma cieli nuovi e terra nuova, Dio tutto in tutti, la vita che fiorisce in tutte le sue forme. Se tu squarciassi i cieli e discendessi! (Is 63,19). Attesa di Dio, di un Gesù che è Dio caduto sulla terra come un bacio (B. Calati). Come una carezza sulla terra e sul cuore.

Il tempo che inizia ci insegna cosa spetta a noi fare: andare incontro. Il Vangelo ci mostra come farlo: con due parole che aprono e chiudono il brano, come due parentesi: fate attenzione e vegliate. Un padrone se ne va e lascia tutto in mano ai suoi servi, a ciascuno il suo compito (Marco 13,34). Una costante di molte parabole, una storia che Gesù racconta spesso, narrando di un Dio che mette il mondo nelle nostre mani, che affida tutte le sue creature all’intelligenza fedele e alla tenerezza combattiva dell’uomo. Dio si fa da parte, si fida dell’uomo, gli affida il mondo. L’uomo, da parte sua, è investito di un’enorme responsabilità. Non possiamo più delegare a Dio niente, perché Dio ha delegato tutto a noi.

Fate attenzione. L’attenzione, primo atteggiamento indispensabile per una vita non superficiale, significa porsi in modo “sveglio” e al tempo stesso “sognante” di fronte alla realtà. Noi calpestiamo tesori e non ce ne accorgiamo, camminiamo su gioielli e non ce ne rendiamo conto. Vivere attenti: attenti alla Parola e al grido dei poveri, attenti al mondo, nostro pianeta barbaro e magnifico, alle sue creature più piccole e indispensabili: l’acqua, l’aria, le piante. Attenti a ciò che accade nel cuore e nel piccolo spazio di realtà in cui mi muovo. Vegliate, con gli occhi bene aperti. Il vegliare è come un guardare avanti, uno scrutare la notte, uno spiare il lento emergere dell’alba, perché il presente non basta a nessuno. Vegliate su tutto ciò che nasce, sui primi passi della pace, sul respiro della luce, sui primi vagiti della vita e dei suoi germogli. Il Vangelo ci consegna una vocazione al risveglio: che non giunga l’atteso trovandovi addormentati (Marco 13,36). Rischio quotidiano è una vita dormiente, che non sa vedere l’esistenza come una madre in attesa, gravida di Dio, incinta di luce e di futuro.

padre ermes ronchi

 

 

 

 Non dimentichiamoci dei nostri anziani, perché sostenuti dalle famiglie e dalle istituzioni,
collaborino con la saggezza e l'esperienza all'educazione delle nuove generazioni.

francesco, 3 dicembre 2017

 

 

 

Non onorate i vecchi, abbiatene pietà
perchè sono gli specchi di come si finirà...

giovanni giudici

 

 

 

...preghiamo per i cristiani in Asia,
perché favoriscano il dialogo, la pace e la comprensione reciproca,
soprattutto con gli appartenenti alle altre religioni.

francesco, 3 novembre 2017

 

 

 

la speranza cristiana

la missione al cuore della fede cristiana

 

 

 

Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene,
per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno.

Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi
all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli;
quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati;
quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati;
quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

lettera ai romani 8,28-30

 

 

 

...preghiamo fratelli per il mondo del lavoro,
perché siano assicurati a tutti il rispetto e la tutela dei diritti
e sia data ai disoccupati la possibilità di contribuire con il lavoro
all'edificazione del bene comune.

francesco, 3 ottobre 2017

 

 

 

Chi ascolta partecipa, accoglie, si lascia riempire.
Chi ascolta è una vasca, un secchio, una brocca e un canale di scolo.
C'è spazio in chi ascolta, e lo sanno bene quelli che gli si aprono.
E si travasano.

kari hotakainen

 

 

 

...preghiamo per le nostre parrocchie,
perché non siano uffici funzionali,
ma, animate da spirito missionario,
siano luoghi di comunicazione della fede e testimonianza della carità.

francesco, 29 settembre 2017

 

 

 

Vergine, cattedrale del Silenzio,
anello d'oro del tempo e dell'eterno:
tu porti la nostra carne in paradiso e Dio nella carne.

david maria turoldo nel mio piccolo cuore, 15 settembre 2017

 

 

 

L’uomo è sempre stato fragile e lo diventa di più quando finge di non esserlo, come quando ripeteva protetto dal suo insufficiente dopobarba: «non devo chiedere mai». L’uomo (e la donna) sono fragili per costituzione: mentre gli animali si specializzano tirando fuori corazze, zanne, artigli e tutto ciò che serve a vivere, l’uomo non si specializza in nulla perché ciò che lo differenzia dagli animali è l’intelligenza riflessiva, cioè la possibilità di conoscere se stesso e il mondo. Mentre gli animali si adattano all’ambiente, l’uomo adatta l’ambiente a sé rimanendo sanamente fragile. É fragile perché resta comunque mortale e, a differenza degli animali, lo sa. Questo però lo rende più esposto alla morte e inerme. Cerca di eluderla tentando di fingersi immortale, cioè ignorandola o cercando di ingannarla con modi e mode sempre nuovi, ma poi sempre provvisori. È la mancata accettazione della morte che rende gli uomini e le donne fragili, perché diete, fitness, chirurgia, oggetti, non ci danno reale controllo sulla vita, ma servono a tacitare la paura di essere soli, di essere provvisori.

Questa fragilità che tutti ci accomuna ha però un antidoto, i veri artigli umani: l’amore, cioè l’accettazione della nostra e altrui mortalità e debolezza, di fronte alla quale possiamo metterci in ascolto e al servizio, riscattandola, oppure ignorarla con un sempre insoddisfatto individualismo ludico. Il cucciolo d’uomo ha bisogno di un lunghissimo svezzamento, mentre l’animale deve da subito arrangiarsi. Il bambino impara a dire «tu» prima che «io»: conosce sé attraverso la relazione. Noi siamo fragili proprio per imparare a prenderci cura della vita, con l’intelligenza del cuore. A questa fragilità, costitutiva e caratterizzante tutte le epoche, l’uomo di oggi ne ha aggiunta un’altra, tipica della società liquida. È diventato un io-cipolla: non abbiamo più un nucleo di permanenza, non cerchiamo più il senso della nostra storia, ma siamo successive e provvisorie stratificazioni: sono di Milano, faccio l’avvocato… senza un io che unifichi strati più o meno temporanei. Diventa quindi fondamentale che ogni esperienza vitale sia il più adrenalinica possibile, in una tensione acrobatica che cerca di guadagnare tempo e spazio, per immunizzarsi dalla morte e dalla sua sorella minore, la solitudine.

Ci si estende fuori di sé, si rinuncia all’identità appiattendosi sull’energia delle emozioni, perdendo il contatto con il proprio io profondo e usando l’altro per autosoddisfazione e autoaffermazione, come coerente conseguenza del fatto che non si può amare qualcuno se non si è prima qualcuno.

Periodicamente questo prestazionismo da circo genera crisi dolorose, che sono salutari se riconosciute come sintomo di mancanza di unità e senso: il fatto che tutto si consuma ci ricorda ancor più che siamo mortali e, come per la cipolla, tolti gli strati restano solo le lacrime di chi deve ammettere a se stesso di non essere felice. Non essendoci un nucleo da cui guardare e vivere il mondo, pur di essere qualcuno ci si riversa su compiti che di volta in volta il mondo ci affida o ci procuriamo, ma quando i ruoli vanno in crisi per ragioni contingenti, ecco che l’uomo resta sospeso nel vuoto identitario, nella vertigine del nessuno celato dietro i centomila. Ma l’uomo è qualcuno se sono significative le sue relazioni fondamentali (essere), non i suoi ruoli (avere, apparire, fare): l’uomo è forte a partire dalla profondità strutturata grazie alla qualità delle sue relazioni come figlio, fratello, padre, fidanzato, marito, amico… Solo le relazioni portano l’uomo a prendersi la responsabilità del mondo e degli altri e attraverso l’altro a conoscere e definire se stesso. Conosco uomini capaci di sacrifici eroici in palestra, in fuga quando si tratta di sostenere un momento di crisi di coppia, la difficoltà di un figlio… Hanno coltivato muscoli esteriori e la loro identità profonda si è dissolta alla prima responsabilità, anzi si è svelata ciò che era: il vuoto di una statua di cartapesta. Ma questo può salvarci.

Il nostro desiderio di infinito è soddisfatto dalla consistenza dei nostri amori, non da emozioni passeggere: un uomo pesa quanto sa amare non quanto gode, anche perché gode quanto sa amare. Non c’è emozione più grande di diventare padre, di essere un marito fedele, perché le relazioni, con la loro fatica e gioia, portano a una definizione profonda e a una fioritura del proprio sé: il desiderio di felicità si confronta con i limiti, e se ne nutre, anziché fuggirli, come lo scultore con la pietra, sarebbe assurdo si lamentasse della sua durezza. La donna oggi occupa sempre più ruoli tradizionalmente appannaggio dell’uomo e grazie ai quali egli costruiva la sua «pretesa» di identità, ma scoprendo che la donna può fare a meno di lui è costretto a interrogarsi su chi è e quale sia la sua specificità virile, a monte dei ruoli. Se non trova risposta dentro di sé va alla ricerca dell’acrobazia edonistica, si narcisizza, provando a risolvere la propria identità in strati superficiali dell’apparire, dell’avere, del fare… e diventa fragile fino a sgretolarsi come una casa inadeguata ad affrontare i terremoti della vita.

Un uomo è forte non perché non deve chiedere mai, ma perché gli si può chiedere di essere un amico, padre, marito, fidanzato, figlio… affidabili. Un uomo forte non teme di avere debolezze, perché sono parte della sua identità, amata da chi conta. Per questo su di lui puoi appoggiarti, sa prendersi responsabilità, sa sostenere il peso della vita, senza fuggire, anche se a volte piange perché la vita sembra schiacciarlo. E in quei momenti ce la fa perché le sue relazioni più significative lo rendono resistente a una profondità che nessun ruolo o fallimento può mettere in discussione: il suo io profondo è antisismico, accoglie il peso e i movimenti della vita e li trasforma per salvare e proteggere chi gli è affidato: «ciò che sai amare rimane, il resto è scoria», dice il poeta, ciò che sai amare è la tua storia, aggiungiamo noi.

alessandro d'avenia, 7 settembre 2017

 

 

 

1. Il nostro pregare sia allora questo:
perché sappiamo cercarlo, trovarlo, vederlo, amarlo
anche fuori dalle tende che ci siamo costruiti, fuori dai recinti, oasi di temporanea quiete.

2. Impariamo a vederlo negli accadimenti della nostra vita,
a riconoscere e ascoltare gli angeli - i messaggeri -  che sempre ci manda
nelle forme e nei modi più disparati ma sempre intrisi di quotidianità,
perché sia vive e d accesa la nostra speranza.

3. Ciò che importa è il nostro desiderio di andare verso gli uomini
seminando speranza, spargendo fiducia in questo Dio tanto vicino.

4. Cerchiamo di dare attenzione, mostrare cortesia ed interasse
perché il nostro Dio è un Dio bambino, un Dio di piccole cose, di scarsa apparenza,
un Dio che ama nascondersi in un pezzo di pane, un bicchiere di vino, uno sguardo, un sorriso, una lacrima.
Ma un Dio che c'è sempre.

5. Brutta cosa l'orgoglio quando si fa arroganza: ci imprigiona, ci incatena e poi ride di noi.

6. Cosa vuol dire risorgere dai morti, ritornare alla vita?
Un espandersi di gioia, di amore, di luce e pace, di sapienza e armonia.

7. Signore salvami! e la sua m,ano sarà sempre lì per me.

8. Siamo strumenti, direbbe Francesco, di pace, di bontà, di carità e speranza...
O Signore, ti preghiamo, utilizzaci! Fa' di noi, in ogni istante, i tuoi strumenti.

9. L'olio non si può prestare, ognuno ha il suo, ognuno costruisce se stesso,
deve aver cura della propria interiorità, della propria ricchezza interiore, del proprio rapporto con Dio.

10. É la strana matematica del Vangelo che fa sì che perdendosi ci si ritrovi, spendendosi ci si riacquisti,
offrendo la propria vita la si abbia per sempre.

11. Rimaniamo in Cristo solo seguendo. Come?
Amando, cioè muovendo il cuore e poi la mente, i passi, le mani, a modello di Cristo.

12. Non è Dio che permette il bastone, è la vita stessa.
Ciò che Dio fa è non lasciarci soli, ciò che la fede fa è mostrarcelo.

13. Ascolterò ciò che dice Dio... E gli darò le mie mani per costruire la pace,
i miei passi per incontrare il cuore degli uomini, le mie orecchie per ascoltare,
le mie labbra per consolare e per baciare, le mie braccia per lavorare e per abbracciare.

14. Meglio il padrone, il Gran Re che ci chiama amici, non più servi
e ci comanda di seguire la sua legge d'amore.

15. Dovunque Maria vada porta benedizione perché sa di portare in sè l'amore, di esserne intessuta:
così dovrebbe essere per ogni figlio di Dio.

16. Niente è più importante dell'amore
che vede l'altro limitato tanto quanto se stesso e gli tende lamano.

17. La legge è giustizia ma l'amore è liberazione.

18. Scommettere su una capacità d'amore eterno perché sa rigenerarsi:
questo è il sogno di Dio più grande, bello, assoluto, definitivo per noi.

19. Forse basterebbe ogni tanto mettersi in ascolto,
dimenticando per un attimo gli affanni della vita,
cercando di risentire la tua voce che parla ancora solo per noi,
che accarezza il nostro esistere.

20. Sei venuto per saziare la fame di ogni uomo, l'amore di Dio è grande, ce n'è per tutti.

21. Seguimi, facendo che Dio solo diventi la misura del tuo amore.

22. C'è un voler bene che mette le catene al cuore ed un altro che mette le ali e apre orizzonti.

23. Fa' che ricordiamo sempre che il nostro lavorare per il regno,
con fatiche, gioie, delusioni, speranze, è già la ricompensa e tutto il resto è in più.

24. Tu mi conosci, non servono parole;
forse guardi, meglio silenzi, a volte lacrime, forse bastano pensieri, gesti di pace, onde d'amore.
Perché tu, tu mi conosci mio Signore, mio Dio!

25. L'amore è fatica, lavoro su di sé, sudore, stanchezza ma con occhi che brillano
e bocche che sorridono mani e parole che accarezzano
perché l'amore dato e l'amore ricevuto regalano gioia, sempre.

26. Solidarietà non come esaltazione di sé,
non come pietismo ma come giustizia, spontanea e semplice.

27. Insegnami Signore, a fidarmi dal Consolatore, a lasciargli fare.

28. Nessuno può misurare la grandezza, l'altezza, la profondità dell'amore di Dio:
dovremmo tentare di emularlo, non di misurarlo!

29. É uno scandalo che i fratelli non si preoccupino delle sorti dei fratelli,
che non tendano una mano,che non regalino un pensiero.

30. Vivono male i sepolcri imbiancati! E  fanno vivere male chi hanno accanto.

31. Sarà l'amore stesso che abbiamo regalato, in tutte le sue forme, che parlerà per noi.
Ancora più della nostra fede, più della speranza che accende gli occhi e tiene sveglio il cuore.

lidia ceriotti, agosto 2017

 

 

 

...preghiamo per gli artisti del nostro tempo,
perché, attraverso le opere del loro ingegno,
aiutino tutti a scoprire la bellezza del creato.

francesco, 4 agosto 2017

 

 

 

O Signore, vieni presto ed illumina la notte!
A te anelo come i moribondi anelano a te:
dì all'anima mia che niente succede senza che tu lo permetti
e che nulla di quello che tu permetti sia senza conforto.
O Gesù, Figlio di Dio,
tu che tacevi in presenza dei tuoi accusatori,
frena la mia lingua finché avrò trovato
quello che dovrò dire e come dirlo.
Mostrami la via e disponimi a seguirla.
Pericoloso è indugiare e rischioso proseguire.
Rispondi alla mia supplica e mostrami la via.
Vengo a te come il ferito va dal medico in cerca di aiuto.
Dona, o Signore, pace al mio cuore...

23 luglio 2017, nono anniversario

 

 

 

 

 

 

...preghiamo per i nostri fratelli che si sono allontanati dalla fede,
perché, attraverso la nostra preghiera e la testimonianza evangelica,
possano riscoprire la bellezza della vita cristiana.

francesco, 4 luglio 2017

 

 

 

...è vero, conoscere se stessi è difficile, ma se non conosceremo noi stessi
non sapremo come prenderci cura di noi stessi...

socrate

 

 

 

E cosa siamo noi? Siamo polvere che aspira al cielo...

francesco, 21 giugno 2017

 

 

 

Lo zaino più pesante che spalle umane possano reggere sul loro cammino è quello di un'anima.

aldo palazzeschi

 

 

 

...preghiamo insieme per i responsabili delle nazioni,
perché si impegnino con decisione per porre fine al commercio delle armi,
che causa tante vittime innocenti.

francesco, 2 giugno 2017

 

 

 

So che la vita potrebbe essere una danza, una festa, anche se a caro prezzo:
al caro prezzo di una speranza e di un amore indomiti che non ti fanno ritenere nulla
di irrimediabilmente perduto, neppure la morte...
al caro prezzo di un perdono dato  e ricevuto che ti fa ricominciare a vivere...
al caro prezzo di gesti debordanti di gratuità che tessono la felicità degli altri...

don mirko bellora

...ed è Altra vita quella che resta.

miriam bolfissimo, 24 maggio 2017

 

 

 

...preghiamo insieme per i cristiani in Africa,
perché diano una testimonianza profetica di riconciliazione,
di giustizia e di pace a imitazione di Gesù Misericordioso.

francesco, 4 maggio 2017

 

 

 

 

 

 

...l'alba dei migliori 30 della ns vita, eternamente ora...

 

 

 

...pregate con me per i giovani,
perché sappiano rispondere con generosità alla propria vocazione,
mobilitandosi per le grandi cause del mondo

francesco, 4 aprile 2017

 

 

 

 

 

 

...è attento colui che, teso interamente verso l'oggetto della propria ricerca,
lascia tuttavia che sia esso a venirgli incontro.

... ... ...

...certamente, una volta vissuta e accettata la sofferenza,
si sa che si crea un vuoto dove Dio si precipita.

... ... ...

...resta il fatto che per gustare Gesù come Verità che dona la Vita,
bisogna prima amarlo come Via, qualunque cosa succeda con la nostra fretta.

... ... ...

...ogni volta che avviene qualcosa di bello nella nostra vita,
il nostro modo di esservi presente è scomparire.

... ... ...

...una persona ha solo dei doveri tra i quali si trovano
alcuni obblighi verso se stessa.

martin steffens legge simone weil

 

 

 

quaresima, cammino di speranza

la Parola è un dono, l'altro è un dono

in quaresima...

 

 

 

...quanti di voi pregano per i cristiani che sono perseguitati?
Vi incoraggio a farlo con me, perché sperimentino
il sostegno di tutte le Chiese e comunità
nella preghiera e attraverso l’aiuto materiale.

francesco, 2 marzo 2017

 

 

 

Quanti pani avete? Sette pani.
Il pane della vita, il dono più grande vita che non si auto produce, si riceve e si restituisce.
Il pane della fede, meraviglioso dono che non può rimanere nascosto.
Il pane dell'amore, senza il quale ci sarebbe solo vita senza senso e fede incapace di generare futuro.
Il pane della famiglia, luogo di affetti e relazioni forti gratuite.
Il pane del fratello accanto a me, pane talvolta scomodo, ma indispensabile, dato che nessuno vive per sé stesso.
Rimangono ancora due pani da descrivere: ciascuno può pensare i suoi...
Pochi pani, Signore: li vogliamo restituire alle tue mani provvidenti.
Mani che li prendono, rendendo grazie, li spezzano e li ridonano noi.
Perché il mio pane diventi il nostro pane.
Sette sporte avanzate: il miracolo della condivisione.

lorenzo, 11 febbraio 2017
giorno di gioia in onore della beata vergine di lourdes, e non solo...

 

 

 

...per chi è oppresso, soprattutto per i poveri, i rifugiati e gli emarginati,
perché trovino accoglienza e sostegno nelle nostre comunità.

francesco, 2 febbraio 2017

 

 

 

 

 

 

...perchè tutti contribuiscano con la preghiera e la carità fraterna
a ristabilire la piena comunione ecclesiale al servizio delle sfide dell'umanità.

francesco, 9 gennaio 2017

in preghiera

...su Maria

...sulla fede

...sulla misericordia

catechismo della chiesa cattolica

concilio vaticano ii

padre ermes ronchi

sant'agostino d'ippona

deus caritas est
(25 dicembre 2005)

spe salvi
(30 novembre 2007)

caritas in veritate
(29 giugno 2009)

 

lumen fidei
(29 giugno 2013)

evangelii gaudium
(24 novembre 2013)

laudato si'
(18 giugno 2015)