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sabato 28 gennaio 2012, terza settimana del Tempo ordinario

Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono? (Mc 4,35-41)

Nel mese dedicato alla tenerezza del Bambino Salvatore una preghiera alla Mamma Celeste
Riflessi di lago, specchio di un'anima
       


       

Intanto vi prego caldamente di non perdere il tempo nel pensiero del passato. Se questo fu bene impiegato, diamone gloria a Dio; se male, detestiamolo e confidiamo nella bontà del Padre celeste. Anzi vi esorto a mettere il vostro cuore nella tranquillità al consolante pensiero che la vostra vita, per quella parte non bene spesa, è stata, ormai dal nostro dolcissimo Iddio già perdonata. Fuggite con ogni potere le perturbazioni ed inquietudini del cuore, altrimenti ogni vostro esercizio riuscirà poco o nulla fruttuoso. Teniamo per certo che se il nostro spirito è turbato, più frequenti e più diretti sono gli assalti del demonio, il quale suole approfittare di questa nostra naturale debolezza per riuscire nei suoi intenti. Stiamo bene all’erta su questo punto di non piccola importanza per noi: appena ci accorgiamo di cadere nello scoraggiamento, ravviviamo la nostra fede ed abbandoniamoci nelle braccia del divin Padre, pronto sempre ad accoglierci sempre che a lui sinceramente ricorriamo.

Statevi di buon animo, abbandonatevi sul cuore divino di Gesù e tutta la vostra cura lasciatela a lui. Tenetevi sempre sull’ultimo luogo tra gli amanti del Signore, stimando tutti migliori di voi; rivestitevi di umiltà verso gli altri, poiché Dio resiste ai superbi e dà la grazia agli umili. Quanto più le grazie ed i favori di Gesù crescono nell’anima vostra tanto maggiormente dovete umiliarvi, tenendo sempre voi l’umiltà della nostra celeste Madre, la quale nell’istante che diviene Madre di Dio, si dichiara serva ed ancella del medesimo Iddio. Nelle cose prospere ed avverse che vi avvengono umiliatevi sempre sotto la potente mano di Dio, accettando con umiltà e pazienza non solo quelle cose che vanno a secondo del vostro gusto, ma ancora accettando con umiltà e pazienza le tribolazioni tutte che egli vi manda per sempre maggiormente rendervi a lui più accetta e sempre più degna per la patria celeste. L’essere tentata è segno evidente che l’anima è bene accetta al Signore. Il tutto poi accettate con rendimento di grazie. Non crediate essere questa una mia semplice opinione, no; il Signore istesso ne ha impegnata la sua parola divina: «E perché tu eri accetto a Dio, dice l’angelo a Tobia (ed in persona di Tobia a tutte le anime a Dio care), fu necessario che la tentazione ti provasse».

padre pio