|
11 agosto

Padre nostro,
che sei nei cieli,
acclamato dagli angeli
e servito dai santi!
Sia santificato il tuo nome,
divenga in noi luminosa
la conoscenza di te!
Affinché ti amiamo
con tutto il cuore,
sempre pensando a te,
con tutta la nostra anima,
empre desiderandoti...
Dacci oggi il nostro
pane quotidiano,
il tuo Unigenito,
nostro Signore Gesù Cristo!
|
Santa Chiara nacque ad Assisi nel 1194 da
nobile famiglia. Ancor giovinetta, desiderosa di appartenere
solo a Cristo, seguendo il consiglio di san Francesco, suo
concittadino, abbandonò il mondo per seguire l'ideale di vita
evangelica. Lo stesso Francesco la rivestì di un ruvido saio, e
preparò per lei una piccola abitazione accanto alla chiesina di
San Damiano, ove fu raggiunta dalla sorella Agnese e da altre
generose fanciulle di Assisi. Nacque così il Secondo Ordine
francescano, chiamato delle Povere dame di San Damiano,
in seguito Clarisse. Chiara visse sempre a San Damiano,
nella più assoluta povertà e nella contemplazione: curò con
amore le sue consorelle, lavorò indefessamente, amò Cristo con
tutta l'anima. Morì nel 1253, e fu canonizzata da papa
Alessandro IV. Il suo corpo riposa nella Basilica a lei dedicata
in Assisi.
Testamento di santa Chiara d'Assisi
Nel nome del Signore. Amen.
Fra gli altri benefici, che dal nostro largitore Padre delle
misericordie abbiamo ricevuto e ogni giorno riceviamo e per cui
dobbiamo maggiormente ringraziare il glorioso Padre del Cristo,
c'è la nostra vocazione, la quale quanto più perfetta e grande,
tanto più gli dobbiamo. Donde l'Apostolo: Riconosci la tua
vocazione. Il Figlio di Dio si è fatto per noi via, che con la
parola e l'esempio ci ha mostrato e insegnato il nostro
beatissimo Padre Francesco, vero suo amatore e imitatore.
Dobbiamo dunque considerare, sorelle dilette, gl'immensi
benefici di Dio in noi accumulati, ma tra gli altri, quelli che
per mezzo del suo servo diletto, il padre nostro beato
Francesco, Dio si è degnato di operare in noi, non solo dopo la
nostra conversione, ma anche mentre eravamo nella misera vanità
del mondo. Infatti, quando lo stesso santo non aveva ancora né
fratelli né compagni, quasi subito dopo la sua conversione,
mentre edificava la chiesa di San Damiano, dove totalmente
visitato dalla consolazione divina, fu spinto ad abbandonare del
tutto il mondo, per grande letizia e illuminazione dello Spirito
Santo profetò riguardo a noi, ciò che poi il Signore adempì.
Salendo infatti in quel tempo sopra il muro di detta chiesa, ad
alcuni poveri, che sostavano là vicino, ad alta voce diceva in
lingua francese: Venite e aiutatemi nell'opera del monastero di
San Damiano, perché vi saranno ivi delle donne, con la vita
famosa e la santa conversazione delle quali il nostro Padre
celeste sarà glorificato in tutta la sua Chiesa.
In ciò dunque possiamo considerare la copiosa benignità di Dio
in noi, che per la sua abbondante misericordia e carità si è
degnato di dire queste cose per mezzo del suo santo, riguardo
alla nostra vocazione ed elezione. E non soltanto riguardo a noi
il nostro beatissimo padre Francesco profetò queste cose, ma
anche riguardo alle altre, che sarebbero venute nella vocazione
santa, nella quale il Signore ci ha chiamate.
Con quanta sollecitudine, dunque, con quando zelo di mente e di
corpo dobbiamo osservare i comandamenti di Dio e del nostro
Padre, per poter restituire, con l'aiuto di Dio, moltiplicato il
talento! Il Signore stesso, infatti, ci ha poste come forma in
esempio e specchio non solo per gli altri, ma anche per le
nostre sorelle, quelle che il Signore chiamerà, affinché
anch'esse siano di specchio e d'esempio a coloro che vivono nel
mondo. Poiché dunque il Signore ci ha chiamate a cose tanto
grandi, cosicché coloro che sono date come specchio ed esempio
agli altri, possano rispecchiarsi in noi, siamo molto tenute a
benedire e a lodare Dio e a corroborarci ancor di più per fare
il bene nel Signore. Perciò, se vivremo secondo la forma
predetta, lasceremo agli altri un nobile esempio e acquisteremo
il premio della beatitudine eterna con una fatica brevissima.
Dopo che l'altissimo Padre celeste si fu degnato, per sua
misericordia e per sua grazia, d'illuminare il mio cuore, perché
secondo l'esempio e la dottrina del beatissimo padre nostro
Francesco facessi penitenza, poco dopo la sua conversione,
insieme con poche sorelle che il Signore mi aveva dato poco dopo
la conversione mia, promisi a lui volontariamente obbedienza,
come il Signore ci aveva conferito il lume della sua grazia per
mezzo della sua vita mirabile e della sua mirabile dottrina. Il
beato Francesco poi, considerando che, pur essendo fragili e
deboli secondo il corpo, tuttavia non ricusavamo nessuna
necessità, nessuna povertà, nessuna fatica, nessuna tribolazione
o deprezzamento e disprezzo del mondo, ché anzi li consideravamo
come grandi delizie, come frequentemente egli ci aveva esaminate
secondo gli esempi dei santi e dei suoi frati, si rallegrò molto
nel Signore; e mosso a pietà verso di noi, si obbligò con noi di
avere da se stesso e per mezzo della sua religione, cura
diligente e sollecitudine speciale per noi come per i suoi
frati.
E così, per volontà di Dio e del nostro beatissimo padre
Francesco, andammo alla chiesa di San Damiano per dimorarvi,
dove il Signore in breve tempo, per sua misericordia e grazia ci
moltiplicò, perché si adempisse ciò che il Signore aveva
predetto per mezzo del suo santo. Infatti, prima, ci eravamo
trattenute in altro luogo, benché per poco.
Poi scrisse per noi una forma di vita e massimamente perché
perseverassimo sempre nella santa povertà. Né si accontentò,
durante la sua vita, di esortarci con molti sermoni ed esempi
all'amore della santissima povertà e alla sua osservanza, ma ci
trasmise molti scritti, affinché dopo la sua morte non ci
scostassimo per nulla da essa, come il Figlio di Dio, mentre
visse nel mondo, non volle mai allontanarsi dalla medesima santa
povertà. E il beatissimo padre nostro Francesco, avendo imitato
le sue vestigia, la sua santa povertà, che scelse per sé e per i
suoi frati, finché visse, non si scostò affatto da essa, con il
suo esempio e la sua dottrina.
Io, dunque, Chiara, ancella, benché indegna, del Cristo e delle
sorelle povere del monastero di San Damiano, e pianticella del
santo padre, considerando con le mie altre sorelle la nostra
così alta professione e il comando di un tale padre, e anche la
fragilità delle altre, che noi temevamo in noi stesse dopo il
trapasso del nostro santo padre Francesco, che era la nostra
colonna, la nostra unica consolazione dopo Dio e il nostro
appoggio, ancora e ancora ci siamo volontariamente obbligate
alla nostra santissima madonna povertà, cosicché dopo la mia
morte le sorelle, che sono e che verranno, non possano in alcun
modo scostarsi da essa.
E come io fui sempre zelante e sollecita nell'osservare e nel
fare osservare dalle altre la santa povertà che abbiamo promesso
al Signore e al nostro padre il beato Francesco, così quelle che
mi succederanno nell'ufficio siano tenute sino alla fine a
osservare con l'aiuto di Dio e a far osservare la santa povertà.
Anzi, per maggiore precauzione, fui sollecita a far corroborare
la nostra professione della santissima povertà, che abbiamo
promessa al Signore e al nostro beatissimo padre, con dei
privilegi del signor papa Innocenzo, al tempo del quale noi
cominciammo, e dei suoi successori, affinché in nessun momento
ci scostiamo in alcun modo da essa.
Perciò, piegate le ginocchia e inclinato l'uno e l'altro uomo,
raccomando tutte le mie sorelle che sono e che verranno, alla
santa madre Chiesa Romana, al sommo pontefice e in particolare
al signor cardinale che è stato deputato alla religione dei
Frati Minori e a noi,
affinché per amore di quel
Dio,
che povero fu posato nel presepe,
povero visse nel mondo
e nudo rimase sul patibolo,
faccia che sempre il suo piccolo gregge, che
il Signor Padre ha generato nella sua santa Chiesa per mezzo
della parola e dell'esempio del nostro beatissimo padre san
Francesco per seguire la povertà e l'umiltà del suo Figlio
diletto e della gloriosa Vergine, sua madre. osservi la santa
povertà che abbiamo promesso a Dio e al nostro beatissimo padre
san Francesco, e che si degni sempre di incoraggiarle e
conservarle.
E come il Signore ci diede il nostro beatissimo padre Francesco
come fondatore, piantatore e nostro aiuto nel servizio del
Cristo e in ciò che abbiamo promesso al Signore e al nostro
beato padre, il quale pure, mentre visse, fu sollecito con la
parola e l'opera a coltivare accuratamente e favorire sempre
noi, pianticella sua, così io raccomando e lascio le mie
sorelle, che sono e che verranno, al successore del beatissimo
padre nostro Francesco e a tutta la religione, affinché ci siano
sempre di aiuto nel progredire in meglio per servire Dio e
soprattutto per osservare meglio la santissima povertà.
Se poi accadesse che in qualche tempo le dette sorelle
lasciassero il detto luogo e si trasferissero in un altro siano
tenute, dopo la mia morte, dovunque siano, a osservare la
predetta forma di povertà, che abbiamo promesso a Dio e al
nostro beatissimo padre Francesco.
Tuttavia, colei che sarà nell'ufficio delle sorelle, come pure
le altre, sia sollecita e previdente, affinché riguardo al luogo
suddetto, non acquistino o non ricevano di terra, se non tanto
quanto lo esige l'estrema necessità per un orto da coltivare a
ortaggi. E se da qualche parte per l'onestà e il ritiro del
monastero, occorresse aver più terra fuori della cinta
dell'orto, non permettano che sia acquistata e nemmeno che ne
ricevano di più di quanto non lo esiga l'estrema necessità. E
quella terra non venga affatto lavorata, né seminata, ma rimanga
sempre come sodaglia incolta.
Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le mie
sorelle, che sono e che verranno, perché attendano con ardore a
imitare la via della santa semplicità, umiltà, povertà e anche
l'onestà della santa conversazione, come fin dall'inizio della
nostra conversione siamo state ammaestrate accuratamente dal
Cristo e dal nostro beatissimo padre il beato Francesco. Dalle
quali sparse l'odore della buona fama, tanto a quelli che sono
lontani quanto a quelli che sono vicini, lo stesso Padre delle
misericordie non per i nostri meriti, ma per la sola
misericordia e grazia di largitore. E amandovi le une le altre
della carità del Cristo, dimostrate fuori per mezzo delle opere,
l'amore che avete dentro, cosicché, provocate da tale esempio,
le sorelle crescano sempre nell'amore di Dio e nella mutua
carità.
Prego anche colei che sarà nell'ufficio delle sorelle, perché
attenda con ardore a precedere le altre piuttosto nelle virtù e
nei santi costumi che nell'ufficio, in tal maniera che le sue
sorelle, provocate dal suo esempio, non obbediscano tanto per
l'ufficio quanto per amore. Sia anche previdente e discreta
riguardo alle sue sorelle, come una buona madre verso le sue
figlie, e specialmente si adoperi con zelo a provvedere loro
secondo la necessità di ciascuna, con le elemosine che il
Signore darà. Sia anche tanto benigna e affabile, che possano
manifestare le loro necessità con sicurezza e ricorrere a lei in
ogni ora con confidenza, come sembrerà loro espendiente, tanto
per sé che per le loro sorelle.
Le sorelle poi che sono suddite si ricordino di avere rinnegato,
per Dio, le proprie volontà. Perciò voglio che obbediscano alla
loro madre, di loro spontanea volontà, come hanno promesso al
Signore, cosicché la loro madre, vedendo la carità, l'umiltà, e
l'unità che hanno reciprocamente, porti più lievemente l'onere
che per causa dell'ufficio sopporta, e per la loro santa
conversazione, ciò che è molesto e amaro le si muti in dolcezza.
E perché stretti sono la via e il sentiero, e angusta la porta
per la quale si va e si entra nella vita, pochi sono anche
coloro che camminano e entrano per essa. E se ci sono alcuni che
per qualche tempo vi camminano, pochissimi sono quelli che in
essa perseverano. Ma sono beati coloro ai quali è dato di
camminare per essa e perseverare fino alla fine.
Badiamo dunque che, se siamo entrate nella via del Signore, che
per colpa nostra e ignoranza, non abbiamo da scostarcene in
nessuna maniera in nessun tempo, affinché non abbiamo da recare
ingiuria a tanto Signore e alla sua Vergine madre e al padre
nostro beato Francesco, alla Chiesa trionfante e anche
militante. E' scritto infatti: Maledetti coloro che si scostano
dai tuoi comandamenti.
Perciò piego le mie ginocchia al Padre del Signore nostro Gesù
Cristo, affinché, con l'appoggio dei meriti della gloriosa
Vergine santa Maria madre sua e del nostro beatissimo padre
Francesco e di tutti i santi, il Signore stesso, che ha dato un
buon principio, dia la crescita e dia anche la perseveranza
finale. Amen.
Questo scritto, perché meglio debba essere osservato, lo lascio
a voi, carissime e dilette sorelle mie, presenti e venture, in
segno della benedizione del Signore e del beatissimo padre
nostro Francesco e della benedizione mia, vostra madre e
ancella.
|